É ORA DI CAMBIARE IL MODELLO DELLE RESIDENZE PER ANZIANI!

É ora di cambiare il modello delle residenze per garantire i servizi alle persone anziane: altri paesi europei ed alcune esperienze pilota in Italia, già da qualche tempo hanno consolidato esperienze innovative in questo settore, abbandonando i vecchi modelli istituzionalizzanti. Questo percorso di cambiamento non può che partire dalla considerazione che molti dei modelli ancora in utilizzo non rispondono ai reali desideri delle persone: a  partire da coloro che risiedono nei centri e di chi vi deve entrare (spesso intimoriti dalla prospettiva) sino ad arrivare agli stessi familiari che, obbligati alla situazione di non poter più assistere il proprio familiare in casa, si trovano in difficoltà sia nel momento in cui  occorre riflettere su come, quando, dove e cosa fare, sia  successivamente quando il loro familiare è in struttura, a vivere sensi di colpa più o meno manifesti. Così succede che le persone anziane e i loro familiari fanno ricorso alle residenze quando non rimane altro rimedio possibile.

Questa percezione diffusa dipende evidentemente dal modello secondo il quale si sta ancora costruendo e organizzando strutture residenziali per anziani: centri di elevata capienza (100 e più posti letto), che funzionano secondo gli schemi della istituzione totale (assistenza uniforme poco personalizzata, insufficiente privacy, assistenza basata sui processi della organizzazione e non sulla persona, alzarsi e lavarsi a un certa ora mangiare in orari impensabili in casa propria, etc ),  e spesso l’istituzionalizzazione è totale. C’è da segnalare che il dibattito sulla ridefinizione del modello residenziale in alcuni paesi del nord Europa è iniziato circa venti anni fa. In Svezia, Danimarca, Germania, Gran Bretagna e Francia, già da qualche tempo non si costruiscono più, né si parla di residenze realizzate in questo modo (in Danimarca sono proibite per Legge fin dal 1987)

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I principi che hanno stimolato questo progresso nei modelli residenziali e che devono essere alla base delle future strategie di cambiamento in Italia sono strettamente legati all’evolversi dell’immagine dell’anziano.Tra i concetti su cui si fonda questa evoluzione, è bene porre l’accento in primis a quello dell’anziano attivo: è necessario promuovere la sua autonomia piuttosto che l’assistenzialismo; il rispetto del suo diritto di libera scelta del modo e del luogo in cui desidera trascorrere questa fase della propria vita. È necessario, inoltre, considerare le congiunture economiche e la necessità di coniugare risorse sempre più esigue rispetto a bisogni sempre più crescenti con l’invecchiare generalizzato della popolazione. La possibilità di trasformare i vecchi modelli per ottenerne di nuovi è vincolata ovviamente dal livello di crescita culturale e politica delle società e delle comunità locali oltre che dalla mediazione tra interessi pubblici e interessi privati che in questo settore sono fisiologicamente presenti. Nei luoghi in cui la cultura sociale rispetto a questi temi ha saputo evolversi, il modello residenziale tradizionale è stato ormai sostituito da modelli che prendono il nome di alloggi assistiti e con servizi costituiti da piccole unità di convivenza anche per persone con deterioramento cognitivo. In questi alloggi è garantita oltre che l’assistenza personale, la vita privata, l’indipendenza e tutto ciò che la persona anziana, al di là del suo deterioramento cognitivo è in grado di fare seguendo le sue abitudini personali, il suo ritmo di vita, soddisfacendo i propri desideri, secondo le sue capacità di esercitare un controllo della sua vita.  È soprattutto garantita la possibilità per la persona anziana di poter scegliere il luogo in cui vivere nella fase della vita legata al suo invecchiamento appare di fondamentale importanza in quanto può in maniera diversa sviluppare il suo invecchiamento attivo e la sua autonomia e nello stesso tempo aver garantiti servizi che promuovano ancora  quest’ultima anche nelle fasi di graduale sua riduzione .

In effetti, il tema tradizionalmente è stato affrontato  nel suo dualismo:

  • istituzionalizzazione si /no?,
  • residenza si/no?,
  • invecchiare in casa si/no?

Con questi esempi, oggi possiamo dire che il dualismo è superabile anche nelle nostre realtà perché è superato in diverse esperienze europee e internazionali.  La promozione di un insieme di mezzi, programmi e interventi trasversali hanno potuto, da una parte rivedere  i sistemi dell’organizzazione degli spazi e interventi nelle  residenze, dall’altra i sistemi dell’organizzazione degli spazi  nelle case , entrambi finalizzati al rispetto della autonomia decisionale e operativa della persona anziana nel rispetto dei propri gusti e aspettative di vita attiva e qualitativamente proponibile. Anche la Spagna, paese che caratteristiche economiche e sociali ci è più prossimo in Europa, si sta adeguando e in alcune delle sue regioni autonome (Paesi Baschi, Galizia) è stato avviato un profondo ripensamento, anche normativo, indirizzato alla sperimentazione di nuovi modelli di servizi in favore delle persone anziane e in particolare del sistema delle  residenze e degli interventi di aiuto a domicilio. Un gruppo integrato di una ventina di esperti di differenti professioni provenienti da diverse regioni ed enti privati si è costituito alla fine del 2008 su proposta di IMSERSO (organismo ministeriale dedicato all’assistenza degli anziani), il cui compito è di analizzare il modello attuale di residenze per anziani  ed elaborare un documento che ponga le basi per un approccio nuovo alle abitazioni per anziani che a causa della loro dipendenza non possono continuare a vivere  proprio domicilio. I modelli che anche in Spagna si stanno proponendo, vanno dall’adattamento delle residenze per anziani in modelli di nuclei di convivenza, per vivere come in casa, ai modelli dei Centri Multiservizi Servizi Integrati. In entrambi i casi, i cambiamenti hanno riguardato non solo gli elementi architettonici, costruttivi e adattattivi, compresi gli arredi delle strutture in termini di disponibilità di spazi propri e arredi personalizzati;  ma soprattutto il modello organizzativo e l’approccio assistenziale nei confronti degli ospiti: vivere come in casa con meno sanitarizzazione e più sostegno e accompagnamento nel percorso di vita autonoma e attiva.

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Si è trattato di adattare anche l’offerta di servizi alle nuove domande emergenti e di promuovere i servizi in rete diversificando la stessa offerta delle strutture: offerta residenziale, diurna, domiciliare, etc.  Sono centri vivi, aperti, più attrattivi e flessibili e di maggior qualità di offerta in quanto permettono che attorno allo steso centro si avvino percorsi e processi di inclusione sociale con il resto della comunità. Da questi centri parte la teleassistenza, la promozione dell’autonomia personale, l’aiuto a domicilio, catering, lavanderia, centro diurno, assistenza personale e, quando necessaria, assistenza residenziale. La persona anziana potrà usufruire di questi multiservizi a sua scelta e/o dei propri familiari decidendo di vivere in maniera permanente nel Centro o usufruire di opportunità di accudimento nel prendere un caffè, dormine nel fine settimana o per settimane, sostare per solo la giornata o solo la notte, farsi lavare la biancheria o farsi fornire il pasto per conto del Centro, in maniera duratura o saltuaria. Naturalmente il servizio residenziale è struttura in unità di convivenza per 6-8-12 persone che vivono come se fossero nella loro casa.  Le persone hanno il loro appartamento personale ma condividono nello stesso nucleo di convivenza il soggiorno, la cucina, la sala da pranzo, sale comuni per il tempo libero e attività: l’idea è di permettere agli ospiti di poter personalizzare il proprio ambiente circostante, arredare il proprio appartamento. Ciascun ospite ha un referente personale che lo accompagna nel suo progetto di invecchiamento attivo, offrendo il suo contributo nella routine quotidiana e soprattutto nei casi di necessità e urgenze, informando personalmente i familiari dell’anziano. La famiglia naturalmente partecipa al programma di vita, nonostante il proprio anziano sia in residenza , anche trascorrendo buona parte della propria giornata nel centro, secondo le proprie disponibilità Gli stessi centri multiservizi possono contenere unità di convivenza sociosanitaria destinate a persone in situazione di dipendenza che in maniera provvisoria o definitiva, non possono continuare la loro vita con un’assistenza sociosanitaria nel proprio domicilio.

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