La felicità nell’invecchiamento. Intervista al Prof. Jose Luis Cabezas Casado

Jose Luis Cabezas Casado è gerontologo in Spagna e Professore all’Università di Granada, è inoltre direttore del Segretariato per l’Inclusione dell’Università di Granada.

AS: È Possibile vivere felice anche la tappa dell’invecchiamento e quali sono i fattori fondamentali per riuscirci? 

JLC:  L’invecchiamento è un processo che inizia nel momento in cui nasciamo, per questo motivo per tutta la vita cerchiamo di viverlo con felicità. Anche nella vecchiaia dovrebbe essere così. L’essere umano è nato con un corpo e una struttura psicologica preparata per provare sensazioni ed essere felice. Per riuscirci ci sono diversi elementi fondamentali da tenere in considerazione.

Il primo aspetto fondamentale è prendersi cura del nostro corpo e seguire raccomandazioni di salute ogni giorno.Qui potremmo parlare di alimentazione, esercizio fisico e di un ambiente sano. La medicina ha consentito di aumentare l’aspettativa di vita e questa è una notizia meravigliosa (e non un problema come spesso viene presentata). Se ora possiamo vivere più a lungo, questa è certamente una gioia piacevole.

In secondo luogo, avere una ricca vita sociale con incontri salutari con persone che migliorano la nostra autostima e reti sociali che tirano fuori il meglio di noi stessi e da cui impariamo. La solitudine è un enorme problema in questo senso in Occidente contro il quale dobbiamo lottare attivamente.

Terzo, prendersi cura della nostra psicologia, che è un dono dell’evoluzione. Occorre lavorare sodo per formare le nostre emozioni ogni giorno della nostra vita, la nostra capacità di interpretare la psicologia e il comportamento degli altri, imparare a valutare noi stessi, ecc. E a tutta questa realtà bio-psico-sociale darle un senso di vita. Le persone che comprendono che la loro vita ha significato e obiettivi, vivono più motivati la propria vecchiaia. Proprio come un’auto avanza con il carburante, gli esseri umani hanno bisogno di un altro carburante, che è quello di vivere con obiettivi e progetti che danno senso a tutto.

AS: Le persone anziane vivono le proprie emozioni in maniera speciale: potresti spiegare in che modo possiamo imparare a gestirle bene e avere cura della nostra vita emotiva? personas mayores viven sus emociones de manera especial: ¿podrías explicarnos cómo pueden aprender a manejar bien y cuidar de su vida emocional?

JLC: Cerco di trasmettere sempre ai miei anziani che proprio come ogni mattina ci puliamo e ci pettiniamo prima di uscire, allo stesso modo dobbiamo anche ordinare le nostre emozioni, renderle belle e mostrarle. Le emozioni possono essere allenate e non è vero che ci sono emozioni positive o negative come ci è stato insegnato a volte. Sono tutte positive, anche quelle più scomode o dolorose. La natura ci ha regalato queste emozioni come risultato di migliaia di anni di evoluzione. La nostra arte sarà quella di imparare a interpretarle ed estrarre quel messaggio segreto che portano ogni giorno. Pertanto dobbiamo imparare a identificarli, ad addestrarli.

Dobbiamo anche imparare ad accettare e amare noi stessi come siamo. L’autostima è vitale per essere felici e per rendere felici gli altri. Dobbiamo imparare a comunicare efficacemente con gli altri e con noi stessi a partire da quell’approccio che è diventato noto come “Intelligenza Emotiva”. E insieme a tutto questo dobbiamo imparare a vivere ogni momento presente con senso e significato. Victor Frankl, una persona che ha conosciuto la parte più terribile dell’essere umano, disse che “la vita non diventa mai insopportabile a causa delle circostanze ma a causa della mancanza di significato e scopo”.

Pertanto, è importante fare in modo che la fase della vecchiaia diventi un esercizio emozionato nella rilettura della vita già percorsa da un punto di vista positivo e ottenere lezioni e indicazioni da detta storia personale. La nostra vita può essere un dono per altre persone se la interpretiamo correttamente, anche tenendo in conto i momenti di sofferenza vissuti. Ai miei anziani trasmetto che ogni vita è un romanzo affascinante che può essere di aiuto ad altre persone che verranno se sapremo come interpretarlo, e ogni momento vissuto è un’esperienza di aiuto per altre persone che possono aprire una strada per loro.

Allo stesso modo, per essere felici dobbiamo imparare a regalarci una agenda giornaliera ricca di piacevoli attività (e scelte liberamente). Questa sfumatura è importante perché dobbiamo cercare di fare in modo di invecchiare attivamente (non in maniera iperattiva) e liberamente, concetto che a volte si scontra con la filosofia istituzionale di offrire attività che non sono sempre scelte dagli anziani. E infine un’altra chiave è imparare a lavorare per gli altri. L’autore di cui sopra ha anche detto: “Ho trovato il significato della mia vita aiutando gli altri a trovare un significato”. Quando una persona anziana include nella propria agenda personale l’idea di aiutare gli altri gratuitamente, focalizza la propria esistenza in modo proattivo, dinamico e focalizzato sul positivo. A volte un’ora di volontariato per altre persone può aiutare più di mille farmaci o mille ore di terapia.

AS: Come affronta la città di Granada il tema dell’invecchiamento attivo e solidarietà intergenerazionale in termini di inclusione sociale delle persone anziane?

JLC: Per decenni la città di Granada, e in particolare la sua Università, è stata un punto di riferimento internazionale nel lavoro gerontologico e in materia di inclusione. Non possiamo avvicinarci alla Vecchiaia in modo scollegato con altre fasi della vita. Per anni, ad esempio, case e residenze per anziani sono state costruite separate dal mondo con il pretesto di cercare luoghi tranquilli, e in realtà sono diventate ghetti socialmente isolati. Il futuro deve essere intergenerazionale perché siamo in una società per tutte le età, come hanno affermato le Nazioni Unite ai congressi internazionali sull’invecchiamento. In questo senso si stanno realizzando esperienze molto belle, come i programmi di alloggio con anziani promossi dall’Università di Granada (dove i giovani danno compagnia agli anziani e convivono durante il loro periodo di studio universitario). Qualche anno fa è stata creata anche la prima Cattedra Intergenerazionale. Un altro programma molto interessante è “Adozioni intergenerazionali” dove ogni studente universitario adotta simbolicamente una persona anziana e ogni persona anziana uno studente universitario (diventa il pretesto per avere amicizie e attività con persone di altre generazioni).

Si stanno facendo progressi anche nelle stesse infrastrutture che si stanno realizzando nuove, come Residenze per Anziani e Asili nido insieme nello stesso edificio in cui vengono condivisi tanti momenti insieme. Questo è meraviglioso perché non solo fornisce agli anziani un’attività meravigliosa compatibilmente alle proprie possibilità, ma questi bambini e bambine crescono con la certezza dell’importanza degli anziani nella loro vita e nel loro apprendimento. Allo stesso modo, stanno nascendo iniziative per le residenze per anziani e per gli studenti universitari in cui condividono strutture comuni nello stesso edificio (palestra, caffetteria, biblioteca, insieme ad attività culturali e iniziative sociali).

Il design intelligente delle città (Smart City) deve essere gentile con gli anziani e non cadere nell’ageismo (ad esempio, ogni volta che un semaforo pedonale è troppo corto in termini di tempo per attraversare una strada, la città non sta avendo un approccio gentile con la propia popolazione anziana, o, ancora, ogni qual volta che un’istituzione permette di tramitare documenti o pratiche solo telemáticamente, perché ci sono ancora molte persone anziane che ancora non ne sono capaci).

In questa fase storica della Pandemia COVID 19, abbiamo vissuto esperienze molto dure nella popolazione anziana, ma, allo stesso tempo, anche bellissime esperienze di sostegno intergenerazionale da parte degli studenti universitari: aiuto agli anziani per gli acquisti a domicilio, programmi di supporto telefonico per affrontare la solitudine, invio di lettere di sostegno anonime ad anziani in residenze e ospedali, ecc. E anche le esperienze degli stessi anziani che fabbricano maschere e dispositivi di protezione a casa per i giovani operatori sanitari. Ogni giorno alle 20:00 in Spagna il personale sanitario veniva applaudito dai balconi come tributo e i nostri anziani sono stati importanti in questa azione. Ricordo, ad esempio, una bellissima esperienza di una persona anziana con Alzheimer che suonava uno strumento musicale. I giovani hanno organizzato tutto perché suonasse la sua armonica dalla sua finestra alle 19:55 in modo che alle 20:00 avrebbe ricevuto applausi da tutta la società alla fine del suo pezzo musicale. Ciò ha persino portato alla realizzazione di un corto dal titolo “Hermann”.

Abbiamo ancora molta strada da fare in Gerontologia dove la persona anziana assuma il ruolo di assoluto protagonista e l’attenzione sia completamente focalizzata sulla persona. Dove i suoi gusti, hobby, orari, desideri, privacy, ecc. ricevere un’assistenza personalizzata (sebbene l’organizzazione dei servizi sociali e sanitari sia più complessa e laboriosa per i professionisti). Chi ha detto che tutto è già stato scoperto nel ramo della gerontologia e dei servizi socio-sanitari? Nei prossimi decenni assisteremo a cambiamenti spettacolarI, abbiamo il dovere di scommettere sui nostri anziani e dargli un ruolo di protagonismo che meritano. Dobbiamo lavorare con le istituzioni che stabiliscano ponti internazionali e inter-istituzionali, rischiando nuove formule, inventando nuove strade, aggiungendo i vantaggi di lavorare con i nostri attuali anziani. Perché il nostro welfare lo dobbiamo ai nostri anziani, e nessun albero che oggi ci ripara con la sua ombra è stato piantato da noi ma da loro. La sfida vale la pena.

4 pensieri riguardo “La felicità nell’invecchiamento. Intervista al Prof. Jose Luis Cabezas Casado

  1. Tutto vero ma per quale motivo come anziani pur essendo la maggioranza della popolazione e quella che in generale dispone anche di un reddito sicuro ( pensione) stiamo in silenzio non partecipiamo e deleghiamo ad altri scelte che ci riguardano o riguardano una società che Noi abbiamo contribuito a costruire?
    A livello individuale siamo tutti d accordo sulla necessità di partecipare ma non riusciamo a fare il passo successivo dall individuo al gruppo

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  2. Cara Cinzia solo ora riesco a rispondere alle tue osservazioni.
    Forse non mi sono espressa bene ma mi riferivo alle difficoltà che le persone incontrano nel passare operativamenta da una cultura dell’individuo a una cultura del gruppo e della coabitazione.
    Credo che il discorso su gruppo, invecchiamento e isolamento soprattutto dell anziano debba iniziare dalla scuola inserendolo tra le materie ( vedi l educazione civica )
    Non sono sufficienti testimonianze sul buon abitare che qualche professore più attento organizza per la sua classe.
    Non tutti hanno gli stessi strumenti : il p
    punto di partenza è fornire questi strumenti ( vedi psicologia di comunità, educazione emotiva)

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