L’anziano fragile

L’Invecchiamento attivo , quasi slogan ormai, nella sua  positività, non raccoglie in sè tutti di aspetti della persona osservata in questa fase della vita né l’anziano attivo assume su di sé tutti gli aspetti dell’invecchiamento. Questo fenomeno si accompagna ancora ad una grossa fetta di anziani che vivono una condizione di fragilità, solitduine e isolamento. Aree afferenti alle diverse dimensioni e aspetti della persona anziana interferiscono con l’autonomia personale, con le  capacità di svolgere attività di base  e di partecipare alla vita di relazione e a quella sociale. La fragilità coincide fatalmente o si accompagna il più delle volte,  all’incapacità di farsi sentire, col grido dei personali bisogni e necessità e di reclamare i propri diritti di cittadinanza. SI determina così una sorta di invisibilità della precarietà e della vulnerabilità dell’anziano che invecchia in solitudine e isolamento.

Appare scontata la  richiesta di una attenzione speciale da parte, delle istituzioni, della società civile e di ogni singolo cittadino, in quanto  tutti siamo coinvolti direttamente o indirettamente dalle implicazioni insite nella parola “anziano”  quando la pronuciamo.  Provare ad essere tutti insieme garanti del  diritto di cittadinanza nei confronti di questa grossa fetta  della popolazione delle nostre città, paesi e famiglie e della cui esperienza coinvolgente  uno di noi potrà rendersi esente. Le grosse precarietà che affliggono chi invecchia in solitudine e isolamento sono legate a concetti antichi e moderni sulla inutilità di questa fase della vita dato che ei vive in un sistema generalizzato fondato troppo su produzione e profitto e dove infrastrutture mentali e fisiche sviluppano ambienti di vita poco consoni alla dignità della persona anziana, sia che viva in casa, nella propria abitazione, sia che viva in strutture e residenze quando, abitazione degna, qualità della vita, dignità della persona, assistenza e autonomia, partecipazione e inclusione sociale sono fuori dal vocabolario quotidiano. E il  coinvolgimento su queste attenzioni alla fragilità potrebbe non dovrebbe riguardare  solo il sistema pubblico e la sua economia,  ma tutta la società civile, il sistema imprenditoriale, il sistema finanziario,  il mondo dell’associazionismo e del terzo settore, tutti coinvolti e chiamati, ad intervenire in maniera specifica in relazione a ruoli e competenze, evitando eccessive standardizzazioni, inutili stigmi e categorizzazioni, se si  vuole di garantire il diritto di cittadinanza alle persone anziane in condizioni di fragilità.

 Prima o poi tutti si invecchia !

L'anziano fragile tris

Invecchiare bene e felici è il sogno di tutti. Soprattutto rimanere nel proprio ambiente di vita, in casa in compagnia dei propri affetti , nel paese integrati nel proprio vicinato o in città partecipi alla vita di quartiere,  con un ruolo sociale nella propria comunità, è stato ben accomandato dalle indicazioni europee dell’invecchiamento attivo. Ma non sempre questo accade. Come recita il cantate-poeta Renato Zero in “Nei giardini che nessuno sa”, ancora esistono luoghi di vita per gli anziani dove  si respira l’ inutilità, nonostante i proclami dell’anno europeo 2012 dell’invecchiamento attivo. Per questo proviamo a  ricordarlo all’inizio di questo nuovo periodo di attività, dopo la pausa estiva, per non arrenderci anche noi alla inutilità.

Senti quella pelle ruvida!  

Un gran freddo dentro l’anima, fa fatica anche una lacrima a scendere giù. Troppe attese dietro l’angolo, gioie che non ti appartengono. Questo tempo inconciliabile gioca contro te. Ecco come si finisce poi, inchiodati a una finestra noi, spettatori malinconici, di felicità impossibili. Tanti viaggi rimandati e già, valigie vuote da un’eternità. Quel dolore che non sai cos’è, solo lui non ti abbandonerà mai, oh mai! E’ un rifugio quel malessere, troppa fretta in quel tuo crescere. Non si fanno più miracoli, adesso non più.  Non dar retta a quelle bambole! Non toccare quelle pillole! Quella suora ha un bel carattere, ci sa fare con le anime.

Ti darei gli occhi miei, per vedere ciò che non vedi.  L’energia, l’allegria, per strapparti ancora sorrisi. Dirti si, sempre si, e riuscire a farti volare,  dove vuoi, dove sai, senza più quei pesi sul cuore. Nasconderti le nuvole, quell’inverno che ti fa male. Curarti le ferite e poi,  qualche dente in più per mangiare. E poi vederti ridere, e poi vederti correre ancora. Dimentica, c’è chi dimentica ! Distrattamente un fiore una domenica! E poi … silenzi. E poi silenzi.

Nei giardini che nessuno sa  si respira l’inutilità. C’è rispetto grande pulizia, è quasi follia. Non sai come è bello stringerti,  ritrovarsi qui a difenderti,  e vestirti e pettinarti si.  E sussurrarti non arrenderti . Nei giardini che nessuno sa, quanta vita si trascina qua, solo acciacchi, piccole anemie. Siamo niente senza fantasie.

Sorreggili, aiutali, ti prego non lasciarli cadere.  Esili, fragili,  non negargli un po’ del tuo amore. Stelle che ora tacciono, ma daranno un segno a quel cielo. Gli uomini non brillano,  se non sono stelle anche loro. Mani che ora tremano,  perché il vento soffia più forte Non lasciarli adesso no, che non li sorprenda la morte. Siamo noi gli inabili, che pure avendo a volte non diamo. 

 

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