“In casa, bene!”: Etxean Ondo, un nuovo modello residenziale centrato sulla persona

“In casa, bene!”,  il progetto pilota Etxean Ondo é un modello residenziale innovativo, che sta generando ottimi risultati nelle residenze dei paesi baschi dove è stato sviluppato

Curare un orto, cucinare, fare la spesa, partecipare ad attività ( o no, qui prim la libertà di scelta), imparare, cooperare a livello personale, professionale o familiare… Queste sono alcune delle virtù del progetto Etxean Ondo ( che in euskera significa “in casa, bene”), che attualmente è applicato in tre centri che la Fundación Matia ha in Donostia: Lamourous, Julián Rezola ( residenza e centro diurno) e Fraisoro, situato in ambiente rurale. La chiave di questo innovativo sistema si radica in “trasferire l’ambito domestico, la vita in domicilio  ad un ambiente residenziale, spiega Marijo Gárate, direttrice del centro Julián Rezola: è come cambiare di casa, rimanendo la stessa persona con gli stessi gusti, preferenze, necessità  e con tutte le possibilità e infrastrutture possibili per  per continuare ad esserlo pienamente”,  specifica.

Il centro dispone di 127 posti letto: 27 convenzionate e 13 pubbliche per il centro diurno e 26 circa per due unità di convivenza, spazi comuni o moduli/abitazione sistemati nei due piani principali, che emulano nell’accoglienza, nell’affabilità, l’intimità, nel calore  e comodità un appartamento molto speciale , nel quale, l’aspirazione dei suoi responsabili, come spiega la coordinatrice tecnica di Etxean Ondo Residencias, Pura Diaz Veiga , è quella di realizzare un ambiente “gosua” ( termine che in euskera significa qualcosa come delicato, carino, caldo, accogliente…), “curiamo molto che questo sia così, in tutti i sensi: fisico, personale, nell’ambiente circostante e nelle zone riservate e di incontro”. Una dinamica che richiede, parallelamente “la partecipazione degli utenti, che devono portare tutto ciò che considerano buono, gradevole, proprio e personale”, e degli operatori, aggiunge Garate, che significa, che “hanno colto questa differenza  rispetto ad altri modelli residenziali, con molta voglia e aspettativa rispetto al loro sistema ideale di residenza come operatori e come persone “ Ciò che rende definisce questo modello sono i cambiamenti nell’ organizzazione del lavoro e la vita degli utenti, nella loro vita quotidiana e in tutti gli ambienti, ciò che si traduce nei ritmi di vita e lavoro, gli ambienti o la  partecipazione dei familiari che si includono nella vita delle persone anziane partecipando, per esempio,  alle attività che gli utenti propongono  e organizzano nelle ricorrenze delle feste comandate o nelle molte attività intergenerazionali che organizzano ambo le parti , le  “ikastolas”, enti del circondario, istituti scolastici e i programmi di volontariato con i quali possono realizzare  uscite, escursioni, assistenza e spettacoli culturali e sportivi.  In questo senso l’ente ha firmato un accordo con l’Università di Deusto al quale partecipano studenti non solo dell’orientamento sociale ma anche di altri orientamenti. Le così dette zone comuni dispongono di cucina, soggiorno, terrazza, appendiabiti a propria disposizione e aree che gli utenti possono arredare a proprio gusto con i propri mobili o quelli che acquistano o costruiscono per proprio conto. Riguardo alle attività, “gli anziani non sono obbligati a partecipare, né gli si dice quello che devono fare e come, ogni persona propone, organizza e decide”, dice Díaz Veiga.  E lo dimostra Consuelo che soffrigge una cipolla per un’improvvisata torta di carne, decisa in gruppo.  Mentre al suo fianco Pilar stira i suoi vestiti, Manuel legge un libro e Carmen incolla in un cartone le foto dei “belli uomini delle riviste”.Tutti gli utenti hanno un operatore referente per la propria assistenza, che naturalmente non decido per loro: “Chi comanda qui è la persona, può scegliere ed è attivo, decide su ciò che gli piace o non gli piace”, commenta la direttrice del centro. Il modello include l’assistenza psicologica, sopra tutto riguardo alle demenze o al deterioramento cognitivo che si valuta e confronta con gli altri gruppi di persone assistite in maniera tradizionale.

“Tutti, utenti e operatori, veniamo da un altro modello”, commenta la coordinatrice tecnica, “questo suppone un gran cambiamento in tutti i sensi, molto positivo, ciò che ci piace dire è che non è detto che prima si lavorava male, semplicemente non sapevamo che si potesse funzionare così; si sta dimostrando un grande apprendimento”. I risultati sono talmente positivi che indipendentemente da ciò che deciderà il Governo basco quando si concluderà il periodo pilota, “il modello non verrà eliminato non farà marcia indietro”, assicura Garate. D’altra parte questo piano garantisce meno ricoveri ospedalieri e una riduzione di consumo di medicinali o servizi sanitari, attraverso cui risulta maggiore l’efficacia e minore il costo. Di fatto, il programma si è trasformato in tutto come referente in materia di invecchiamento, uno dei criteri per il quale il Governo basco, ha scelto la Fundación Matía per svilupparlo. Il progetto pilota Etxean Ondo ( in casa, bene!) , che applica un modello residenziale  innovativo, sta generando ottimi risultati nelle residenze basche dove si sta sviluppando. Il Piano Etxean Ondo, sviluppato dalla Consejería de Asuntos Sociales del Governo Basco, in collaborazione con la Fundación Matía e il Municipio di Donostia, hapreso avvio nel maggio 2011 e continuerà fino allo stesso mese del 2013.

La sua finalità è di aiutare le persone anziane con difficoltà a risiedere  nel proprio domicilio , promuovere innovazione nell’ambito dei servizi sociali per arrivare ad un modello di assistenza comunitaria e sostenibile che rispetti e promuova la dignità, le aspirazioni e la qualità della vita delle persone con limitazioni nella propria autonomia funzionale. E’ un sistema innovativo con chiare differenze nel modello  di vita e di lavoro nelle residenze tradizionali nel prevedere la creazione e lo sviluppo di buone pratiche in unità di convivenza con  la caratteristica di essere un modello centrato sulla persona, il rispetto della autonomia e della dignità personali e lo stimolo alla partecipazione degli anziani alle attività della comunità locale. Il modello di assistenza centrata sulla persona parte dalle buone pratiche descritte, per esempio, in differenti lavori scientifici della Fundación Pilares, presentati ai Congressi geriatrici e gerontologici e specialmente nel documento “100 propuestas para avanzar en el bienestar y el buen trato del las personas que envejecen” ( 100 proposte per progredire nel benessere e il buon trattamento delle persone che invecchiano) elaborato dal Governo basco in collaborazione con diversi enti sociali di Euskadi, come la propria Fundación Matia, enti privati di carattere sociale senza scopo di lucro. Il Progetto include a sua volta i criteri della norma Libera Ger, che significa, l’assistenza delle persone anziane senza alcun tipo di sostegno.

fonte:  articolo  di V. Sariego/Donostia in Dependencia Social Media  http://www.dependenciasocialmedia.com/

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