Innovazione sociale e invecchiamento attivo. Intervista a Claudio Falasca, direttore Abitare e Anziani

Claudio Falasca è architetto e direttore della associazione Abitare e Anziani e collaboratore dell’AUSER. Precedentemente libero professionista e docente, è stato Coordinatore dipartimento in CGIL Nazionale e Consigliere CNEL. Autore di numerose pubblicazioni, articoli, studi e ricerche: da ultimo “Il diritto di invecchiare a casa propria: problemi e prospettive delle domiciliarità -ed. Liberetà – 2018”.

  1.  Come si può creare innovazione sociale sul versante dell’invecchiamento attivo in casa?

Dalla ricerca AUSER e SPI Cgil emerge chiaramente l’indicazione, sintetizzata nel titolo ”Il diritto di invecchiare a casa propria”, che alla domiciliarità non c’è alternativa in quanto, pur realizzando quote consistenti di RSA (che in tutti i casi vanno realizzate), il divario con il fabbisogno rimarrà sempre enorme. In altri Paesi di questa semplice verità da tempo si è preso atto tant’è che il tema dell’abitare viene giustamente considerato il vero snodo delle nuove politiche di sostegno alla vecchiaia.

Si è capito, in altre parole, che non si tratta solo di progettare nuovi e più numerosi servizi per anziani: nessun paese è oggi in grado di affrontare una crescita costante e potenzialmente illimitata dei servizi sociali e sanitari. Si tratta invece di realizzare città e case in modo compatibile con le esigenze dell’intero arco di vita delle persone, non solo perché certamente più accoglienti per tutti, ma anche perché possono prevenire i rischi di fragilità in vecchiaia, generando una minore domanda sanitaria. Occorre, in sostanza, produrre una nuova “offerta abitativa” in grado di mettere le persone in condizione di cercare e trovare autonomamente risposte efficaci ai propri bisogni, riducendo le barriere che caratterizzano gli attuali modelli abitativi e di organizzazione urbana.

È del tutto evidente che questo comporta un profondo cambiamento in quanto si vanno a toccare nodi particolarmente «sensibili» sia culturali, «il senso della casa» e sia politici, «gli interessi sottesi all’organizzazione urbana». Non è, quindi, una trasformazione che può essere realizzata in tempi brevi, richiede invece un lungo lavoro nel corpo della società, costruito sulla base di processi partecipativi sostenuti da un chiaro progetto di innovazione culturale e politica.

  1. Esistono progetti di innovazione sociale che stiano producendo risultati interessanti che abbiano la potenzialità di essere replicati su tutto il territorio?

Fortunatamente non partiamo da zero. In Europa numerose sono le esperienze a cui ci si può ispirare, L’esperienza danese, ad esempio, rappresenta sicuramente un riferimento di eccellenza. Sinteticamente, nel 1976 il governo danese decise di assegnare la responsabilità di tutti i servizi di comunità – domiciliari e residenziali, sanitari e sociali – alle 275 Municipalità. Nel 1986, il Danish Act on Housing for the Elderly (Ældreboligloven) ha sancito l’impossibilità di costruire nuove Nursing Homes e definito le linee di sviluppo di un sistema di welfare basato su soluzioni abitative adatte o adattabili alla vecchiaia, ben localizzate e ben integrate nel tessuto urbano. Nel 1996, la Danish Care Home Reform (Plejeboligreformen) ha rappresentato un ulteriore impulso per gli interventi di housing sociale e la definitiva revisione delle nursing homes.

Nel modello danese, abitare e servizi sono strettamente collegati. Tutte le persone possono ricevere interventi di pari qualità e quantità, indipendentemente dal luogo in cui essi dovranno essere garantiti: dimora naturale, housing sociale pubblico o privato, strutture specializzate a minore o maggiore protezione, nursing homes. L’unica variabile è rappresentata dalle necessità delle persone, non dal luogo di erogazione. Il nuovo paradigma è nel complesso semplice.  Se le case sono adatte, è più efficace spostare i servizi che costringere le persone a ripetuti cambiamenti nelle fasi più delicate della loro esistenza.

I servizi di sostegno domiciliare sono diffusi e la responsabilità della loro erogazione è della municipalità. L’offerta è molto ampia; sono possibili interventi di semplice sostegno logistico (consegne a domicilio, trasporti, sostegno domestico), servizi alla persona e servizi sanitari; tutti di intensità graduabile fino a livelli di intensità anche molto elevata.

Questa impostazione, sostenuta da robusti interventi normativi, ha cambiato in pochi anni la struttura dell’offerta abitativa con la contrazione delle case di cura e la crescita costante delle soluzioni abitative.

Tabella 95 – L’evoluzione del sistema residenziale danese

Anno

Case di cura Case popolari Abitazioni sociali per anziani

e case di assistenza sociale

 Totale

1996

36.444 5.122 22.791 64.357

2001

27.635

3.973

37.899

69.507

2009

9.436

1.824

67.703

78.963

2010

8.761 1.804 71.494

82.059

Fonte: Danish Ministry of Housing, Urban and Rural Affairs, 2014

In Italia due esempi innovativi in fase di realizzazione sono i “villaggi” per le persone con demenza: “Il Paese Ritrovato” e il “Villaggio A”, rispettivamente a Monza e a Cardano al Campo a Varese.

I due progetti si ispirano alla esperienza olandese del “villaggio Hogewyek” a Weesp assumendone gli stessi principi. L’obiettivo è di garantire alla popolazione Anziana (ma non solo) di abitare in autonomia in una cornice di tutela e assistenza leggera

Si ricorda anche l’esperienza Civitas Vitae realizzato alle porte di Padova. Un laboratorio sociale intergenerazionale a disposizione del territorio.

  1. Come si può conciliare l’esigenza di restare in casa invecchiando in salute e il rischio della solitudine e dell’emarginazione sociale cui l’anziano va spesso incontro invecchiando a casa propria?

La soluzione è nel garantire alti livelli di relazionalità. Tanto dalla esperienza di altri paesi, quanto dalle buone pratiche italiane, è emerso che occorre allentare la prevalenza della dimensione sanitaria nella vita dei longevi e promuovere contesti che siano piattaforme per la moltiplicazione delle relazioni, in cui ci sia un set ampio di attività, iniziative, progetti in cui le persone possono coinvolgersi e a partire dalle quali sviluppare rapporti con gli altri. Una longevità serena richiede buona salute, una certa sicurezza economica e reti di relazioni, contesti in cui rompere la gabbia della solitudine che, con il passare degli anni, diventa una minaccia che spaventa i longevi.

Quale che sia la soluzione che prevale per la persona non autosufficiente, la domiciliarità o la residenzialità, tutto deve essere orientato a garantire reti di relazioni, opportunità per essere attivi, condizioni per realizzare progetti e aspettative, affinché i longevi siano protagonisti della vita delle comunità. Il nuovo paradigma socioculturale, la longevità attiva e la valorizzazione delle potenzialità residue, deve informare ogni luogo, attività, iniziativa rivolta ai longevi, perché solo così sarà possibile promuovere soluzioni anche assistenziali sostenibili.

  1. Il programma Age Friendly Cities definisce gli interventi a livello di città e urbanistica (design, trasporti e servizi ecc.) generano un impatto positivo sulla creazione del senso di comunità e la conseguente partecipazione della popolazione anziana. Quali sono gli interventi prioritari che devono essere fatti in questo senso e in che modo le persone anziane possono essere coinvolte concretamente in questi processi?

Come già detto è una sfida complessa i cui risultati sono in larga misura affidati alla capacità di imporre il tema al centro del dibattito culturale e politico. Per questo c’è bisogno di un di più di: partecipazione, progettualità, competenza, …purtroppo di questi tempi merci molto rare.

Il nostro Paese, fortunatamente, è ricco di organizzazioni che in modo più o meno diretto si fanno carico di rappresentare i problemi degli anziani. Credo che il coinvolgimento degli anziani passi attraverso la promozione a tutti i livelli, in particolare territoriali, di confronti serrati con queste organizzazioni su precisi progetti di riforma. Volendone indicare alcuni, penso che sia necessario e utile:

  • sollecitare EELL, ASL e Presidi affinché garantiscano un maggior rapporto di coerenza tra dimensione urbanistica e dimensione sociosanitaria (rete del welfare di prossimità) a partire dal monitoraggio della situazione;
  • stabilizzare le misure di sostegno alle ristrutturazioni del patrimonio immobiliare pubblico e privato condizionandolo al rispetto di standard di qualità commisurati ai problemi di una crescente popolazione anziana;
  • sollecitare i gestori di RSA ad assumere modelli ad alto tasso di relazionalità e garantendo una più marcata apertura al territorio (residenzialità leggera e aperta);
  • promuovere un programma per la realizzazione di nuovi modelli abitativi così come si sta sperimentando in alcune realtà italiane, con particolare attenzione al cohousing;
  • aggiornare la normativa su standard e barriere; il quadro tecnico normativo (edilizio: agibilità e sicurezza) e tecnologico (ascensori, domotica);
  • verificare la possibilità di valorizzare il patrimonio immobiliare degli anziani. Allo stato tanto la nuda proprietà quanto il prestito vitalizio ipotecario sono insopportabilmente penalizzanti.

Evidentemente rimane fondamentale l’esigenza che Governo e Parlamento si esprimano urgentemente su:

  • la legge nazionale sull’invecchiamento attivo creando le condizioni di una coerente convergenza con le iniziative regionali;
  • il piano non autosufficienza, con particolare attenzione all’esigenza di integrare i Livelli essenziali delle prestazioni per la non autosufficienza135 (LESNA) con i Livelli essenziali di assistenza136 (LEA) così come indicato sulla proposta di legge sindacale su cui, non dimentichiamolo, CGIL, CISL e UIL hanno raccolto milioni di firme;
  • il fondo nazionale per la non autosufficienza interrompendo lo stillicidio dei finanziamenti annuali e consentendo ai comuni di programmare e sostenere nell’intero corso dell’anno i servizi sociosanitari;
  • il riconoscimento dei caregivers familiari, vero pilastro della Long Term Care.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.