Verso nuove forme di abitare condiviso per un invecchiamento attivo in casa

Sabato 11 e Domenica 12 Ottobre, a Milano, si è svolta ExperimetDays, la Fiera internazionale dell’Abitare Collaborativo. L’edizione italiana, organizzata da HousingLab, ha visto la partecipazione di diversi espositori provenienti da tutta Italia ed ha richiamato numerosi visitatori, a testimonianza di una crescente necessità, anche nella penisola, di socialità e stili di vita abitativi più sostenibili. Durante le giornate di Experimentdays i professionisti del gruppo Abitaresociale hanno organizzato la tavola rotonda “Verso nuove forme di abitare condiviso per un invecchiamento attivo in casa”. Il tema è stato affrontato attraverso la metodologia di “progettazione aperta partecipata” definita “degli scenari”, che ha consentito di mettere a confronto pubblico ed esperti nazionali ed europei sul tema dell’abitare condiviso per persone anziane. Hanno partecipato in qualità di esperti: Francesca Bodano (SiTi – Programma Housing Compagnia di San Paolo), Chiara Casotti (associazioni Casematte e CoAbitare), Giordana Ferri (Fondazione Housing Sociale), Ellen Kirsten (Cohousing  Stoccolma), Lucia Ivona (Associazione Meglio Milano) Silvia Pighi (Vivit abitare,vivere & condividere), Rogelio Ruiz Martínez (Ecohousing, Equipo Bloque Arquitectos).

La tavola rotonda si è svolta in tre fasi in cui, di volta in volta, i partecipanti sono stati invitati ad esprimere il loro pensiero per iscritto e a condividerlo successivamente con il resto dei partecipanti.Nella prima fase, gli esperti e il pubblico hanno ragionato sulle problematiche e criticità inerenti il tema dell’abitare condiviso per un invecchiamento attivo in casa, concentrandosi su tre diversi aspetti. Nella seconda fase è stato chiesto ai partecipanti, di immaginare uno scenario futuro dell’abitare collaborativo, ambientato nell’anno 2050, a partire da un’ipotetica congiuntura sociale, economica, culturale e politica particolarmente positiva che avrebbe reso possibile qualsiasi proposta. Nella terza ed ultima fase, infine, sono state individuate possibili risorse, azioni o strategie attraverso le quali arrivare a mettere in pratica quanto precedentemente immaginato nella fase 2. Obiettivo principale dell’iniziativa è stato ricercare modelli e politiche abitative in linea con le esigenze della persona anziana, che garantiscano un reale invecchiamento attivo e che, attraverso processi di collaborazione tra le generazioni, siano in grado di creare inclusione e coesione sociale.

Figura 01
Un momento della tavola rotonda

I risultati della tavola rotonda

Fase 1: Criticità e problemi

La tavola rotonda ha messo in evidenza come principale criticità una diffusa impreparazione culturale della popolazione italiana rispetto ai temi dell’abitare collaborativo per anziani e, più in generale, della condivisione abitativa intergenerazionale.Allo stesso modo, anche la normativa e la dimensione istituzionale e politica sono apparse prive di prospettive e, allo stato attuale, poco coerenti rispetto al fenomeno dell’invecchiamento mondiale in atto. A completare il quadro delle criticità sono stati indicati come fattori pregiudicanti sia il mercato immobiliare ancora rigido e impreparato ad affrontare nuovi modelli abitativi per gli anziani e i giovani nel futuro; sia la dimensione strutturale e architettonica di un patrimonio edilizio esistente ancora inadeguato alle esigenze abitative degli anziani.

Fase 2: La visione futura: scenario 2050

Nella fase relativa alla visione futura, una grande percentuale dei partecipanti ha indicato come elemento fondamentale un radicale cambiamento culturale in diversi settori della società. Rispetto al tema dell’abitare è stata immaginata un’ormai consolidata consapevolezza di tutti gli attori della necessità di concepire un nuovo modello abitativo destinato ad anziani e giovani, caratterizzato da condivisioni di spazi di vita tra le persone di diverse età. Partecipanti e pubblico hanno indicato come scenario a cui ambire, un futuro in cui la coabitazione sarà facilitata dalla messa a regime di innovazioni tecnologiche consolidate che renderanno le case “intelligenti” alla portata di tutti.

Un momento di condivisione delle idee durante la tavola rotonda
Un momento di condivisione delle idee durante la tavola rotonda

Rispetto alla dimensione sociale e comunitaria, ci si immagina modelli abitativi diffusi a livello internazionale, disponibili per scambi di abitazioni tra anziani e giovani, in grado di facilitare la mobilità abitativa. Si è ipotizzato che i sistemi normativo e istituzionale siano perfettamente adeguati alle nuove esigenze dell’abitare collaborativo intergenerazionale e si è auspicata una nuova forma di welfare caratterizzata da una integrazione tra interventi pubblici e privati, una sorta di welfare partecipativo che genera valore sociale. Sono state immaginate inoltre alcune proposte per le future abitazioni che riportiamo sinteticamente: case per tutta la vita (case evolutive), design for all, case produttive e con servizi, flessibilità d’uso degli spazi.

Fase 3: Le risorse, azioni, soggetti per la visione futura: chi fa cosa?

La terza ed ultima fase “Risorse, azioni e soggetti per la visione futura” ha consentito di individuare strategie utili a realizzare gli ipotetici scenari positivi per il 2050, che possono essere sintetizzati nei punti a seguire.

  • Sarà necessario implementare strumenti di formazione, informazione e comunicazione finalizzati a diffondere la cultura della condivisione abitativa tra anziani e giovani.
  • SI dovrà lavorare in maniera particolare, sullo sviluppo di reti sociali a sostegno dell’invecchiamento in casa, come principale strumento del cambiamento auspicato.
  • Tutti gli attori dovranno avere ruoli ben definiti in questo processo di cambiamento: gli anziani dovranno essere attivi e consapevoli; i politici dovranno essere promotori insieme alle amministrazioni locali di nuovi modelli abitativi per anziani; i progettisti dovranno progettare, in maniera partecipata, insieme agli anziani.

Per raggiungere gli obiettivi sarà necessario ricorrere alla progettazione partecipata interdisciplinare, in tutti i settori coinvolti nel processo di cambiamento. Una crescente consapevolezza potrà essere raggiunta grazie dall’attivazione di strategie di autogestione degli interventi e di autogoverno (empowerment) che consentano lo sviluppo di una rete assistenziale mutua e collettiva basata sullo scambio di servizi. L’intervento del settore pubblico sarà necessario a conferire consistenza istituzionale al tema dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, dando luogo al cambiamento culturale auspicato. Da questo punto di vista, saranno necessari non solo il generale sostegno pubblico alle iniziative, ma anche la messa in atto di interventi pratici come ricognizione del patrimonio immobiliare pubblico esistente non utilizzato o desueto e una sua progressiva riconversione in modelli di abitare collaborativo intergenerazionale.

Si ritiene possibile avviare questi interventi nell’immediato, attraverso processi di adeguamento tecnologico e l’attivazione di servizi di prossimità nei condomini e quartieri delle città. Il settore privato dovrà essere protagonista per il raggiungimento di una condizione di welfare mix: ciò potrà realizzarsi se le imprese metteranno a disposizione risorse economiche , esperienze di gestione, reti di contatti e la disponibilità a sviluppare sinergie allargate.

Conclusioni

Il cambiamento necessario per la messa in atto di nuove forme di abitare condiviso per un invecchiamento attivo in casa rappresenta indubbiamente un fenomeno complesso che richiederà il coinvolgimento di molteplici attori e l’attivazione di numerosi processi. Tale complessità richiederà una grande capacità di adattamento, una generale consapevolezza e la disponibilità al coinvolgimento diretto da parte di tutti i settori coinvolti, affinché si possa ottenere una accettazione generale del fenomeno. Le sinergie tra i diversi protagonisti dovranno essere il motore principale di questo processo e dovranno riguardare i settori pubblico e privato. In questo senso la collaborazione tra diversi professionisti nelle fasi di progettazione e gestione degli interventi potrà rappresentare non solo il valore aggiunto ma persino il volano del cambiamento. Per far questo sarà indispensabile la consapevolezza di una necessaria innovazione: si ritiene necessaria una continua ricerca e sperimentazione di modelli e processi non conosciuti. Il coinvolgimento trasversale di tutti i settori della società (sociale, professionale, economico e politico) sarà fondamentale: portare sullo stesso tavolo di discussione tutti questi attori sarà l’opportunità più grande da considerare in prospettiva.

Tre proposte conclusive finali, infine, hanno impegnato i partecipanti alla tavola rotonda:

  1. la creazione di un manifesto condiviso sulle nuove forme dell’abitare collaborativo per anziani e giovani;
  2. la costituzione di una rete di soggetti che condividano soluzioni.
  3. La programmazione di un evento sull’abitare collaborativo intergenerazionale
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