Senior, case e generazioni

Durante le mie indagini sulle attività e gli stili di vita dei senior, quando mi ritrovo a domandare al cinquantenne o sessantenne di turno “cosa farà da grande”, non riesco mai ad evitare l’argomento “casa”. E’ un “tema sensibile”, capace di suscitare emozioni, fantasie e timori. E’ un argomento assolutamente intrecciato con le riflessioni degli intervistati sui propri progetti di vita, su quelli del proprio partner, sul destino dei figli e persino sul valore dell’autonomia e della libertà di movimento. Non appena ad un senior ancora autonomo parli del dove abiterà negli anni a venire gli si drizzano le orecchie, perché sa che sta parlando di uno dei terreni fondamentali su cui si giocherà la qualità della sua vita futura.

I senior non vogliono immaginare il loro futuro né con badanti né in case di riposo. E anche immaginarsi la solitudine della propria casa mette paura. Sono tantissimi i 50-60-70enni che si stanno chiedendo come e dove abiteranno nei prossimi anni e il momento giusto per porsi la domanda è proprio quando sei ancora abbastanza in forze. Quando invece l’autonomia è venuta meno e dipendi dal prossimo di solito é ormai troppo tardi e tocca adattarsi a soluzioni decise da altri.

WQTM_famiglia x cover

Tra le storie che ho raccolto per il mio libro “I ragazzi di sessant’anni” e che sto ricevendo da due anni sull’omonimo blog che gestisco, si va da chi progetta un cambio di casa e residenza per tornare al paese d’origine dove troverà solidarietà familiare, a chi fa la scelta del cosiddetto downshifting, lasciando un appartamento grande e andando a vivere in uno più piccolo ma più consono alle proprie nuove esigenze personali; da chi, in condizioni privilegiate, può permettersi di godere come mai ha fatto in precedenza la seconda casa, a chi cerca di tenersi ben stretto il piccolo appartamento dove é in affitto sperando di farcela economicamente a sostenere la spesa con la pensione. Non mancano neppure testimonianze di chi ha adottato la soluzione sofisticata del prestito vitalizio ipotecario, prevista per legge per gli over65, dando in garanzia la propria abitazione per finanziare gli studi del nipote o di chi, in misura sempre più consistente, è attratto da esperienze di coabitazione e da formule di cohousing. Ma le soluzioni di gran lunga più gettonate, per lo meno nelle testimonianze che ricevo, sono quelle che si intrecciano con l’abitazione dei figli ormai grandi e dei genitori over80. Sono soluzioni che prevedono, se non il vivere sotto lo stesso tetto, almeno l’abitare a non troppa distanza dai familiari in maniera da darsi aiuto vicendevole quando serve: è il modo, tutto italiano, di realizzare la solidarietà tra generazioni. La cosiddetta “generazione sandwich”, quella dei cinquanta-settantenni che spesso da una parte hanno figli grandi ma non ancora autosufficienti dal punto di vista economico e dall’altra parte genitori longevi ma spesso bisognosi di assistenza, è una generazione che tocca con mano quotidianamente cosa significa la solidarietà intergenerazionale e che spesso cerca nella vicinanza delle abitazioni il modo per rendere meno gravoso il proprio impegno familiare.

I “ragazzi di sessant’anni” di oggi hanno alcune straordinarie opportunità che le generazioni precedenti non hanno mai sperimentato, ad esempio sul piano della salute, delle possibilità di apprendimento, delle esperienze sociali ed affettive, eccetera. Al contempo sperimentano delle responsabilità e delle incombenze che in passato a questa età non erano più richieste. In questo senso sono degli “apripista”, alla ricerca di nuove modalità per vivere bene questa fase della vita e, in questa ricerca, una parte di rilievo sicuramente è assegnata al trovare le migliori soluzioni abitative e al mantenere saldi i rapporti tra generazioni.

Enrico Oggioni

Enrico Oggioni è autore de “I ragazzi di sessant’anni” (Mondadori 2012), gestisce l’omonimo blog www.iragazzidisessantanni.it e cura il blog “I nuovi senior” sulla testata on line International Business Times http://it.ibtimes.com

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