Otto consigli per un invecchiamento attivo

Negli ultimi anni della vita lavorativa si desidera ardentemente di andare in pensione: non si vede l’ora.  Il primo periodo della vita da pensionati è come una luna di miele: nuovi orari, più tempo disponibile, non più levate mattutine, non più stress da lavoro, più tempo per se e la famiglia, insomma una nuova vita a lungo desiderata.

Dopo un po’ di tempo, però, questa vacanza dal lavoro comincia a diventare noia, insoddisfazione e si entra in un periodo di crisi personale che può sfociare in depressione e spesso anche in crisi matrimoniale. Adeguare  il proprio ritmo di vita tenuto per anni, orari e impegni, relazioni e occupazioni richiede capacità di adattamento e di programmazione per i quali la maggior parte delle persone in età di pensione non sono preparate, perché non è facile. Si tratta di un cambiamento nel quale si producono perdite di relazioni e di opportunità che comporta rischi non previsti ma che è possibile prevedere se si affronta questo periodo della vita con progettualità e organizzazione.

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A 74 anni si può decidere di impegnarsi a diventare esperti della nuova tecnologia 

Riportiamo, a tal proposito,  alcuni consigli utili estratti  da un articolo apparso su ABC.es il 27 marzo 2012 a firma di M.J.P-B /Madrid.

  1. Non chiudersi in casa e mantenersi attivi fisicamente e intellettualmente. Si raccomanda di fare passeggiate, frequentare una palestra o praticare qualche sport al fine di prevenire stati di malattie e mantenere sotto controllo quelle che si presentano.
  2. Partecipare. Il volontariato permette di sentirsi utili e riconosciuti anche se si è in pensione. Esistono tante Organizzazioni Internazionali di Volontariato ( ONG), associazioni di anziani, parrocchie, organizzazioni sociali che sarebbero felicissime di ricevere aiuto, soprattutto di questi tempi
  3. Pianificare il pensionamento. I corsi di preparazione per questo cambiamento così drastico nella vita personale e di relazione sono di fondamentale utilità, secondo gli esperti. I servizi pubblici, le associazioni, i sindacati, le stesse organizzazioni imprenditoriali dovrebbero offrire questo servizio così importante sia per la singola persona che sta per andare in pensione che per la coppia. Si tratta di affrontare questioni come: dove vado a vivere, quali saranno le mie entrate economiche, come vado a realizzarmi in questa dimensione nuova, come utilizzerò il mio tempo libero …
  4. Relazionarsi. Al lavoro c’erano colleghi con i quali commentare ogni giorno la partita di calcio, il film visto la notte precedente … Ora questo scenario è scomparso. Il pensionamento però da la possibilità di conoscere altre persone e coltivare gli amici che abbiamo.
  5. Prepararsi a vivere con meno soldi. Molte volte non peggiora la nostra qualità di vita perché non lavorando più si eliminano alcune spese: trasporti, mangiare fuori casa, abbigliamento.
  6. La coppia, fondamentale. In questa fase della vita occorre aiutarsi reciprocamente e porsi nei panni dell’altro per capirsi meglio. Entrambi i membri della coppia devono cambiare le proprie abitudini perché trascorreranno molte ore insieme; condividere molte attività insieme è cosa buona, ma ognuno deve mantenere il proprio spazio vitale.
  7. Dialogare e negoziare l’uso del tempo degli spazi, e delle relazioni nella propria casa. La nuova situazione esige uno sforzo di adattamento da parte della coppia.
  8. Condividere con i nipoti. Non significa dire che i nonni hanno il compito di assisterli, ma di condividere tempo con loro, trasmettere saperi e insegnamenti, valori e godere della loro relazione.

L’inevitabile periodo di adattamento

 L’adattamento in genere dura un anno, secondo la Gerontologa e Psicologa , María Dolores Ortiz. “Normalmente le donne si adattano meglio e corrono meno rischi rispetto agli uomini poiché eliminano la “doppia giornata” e danno maggior continuità ai loro compiti. A questo punto della vita ognuno deve essere cosciente, come dice la psicologa, “ di ciò che uno è come persona indipendentemente dalla posizione lavorativa”. In effetti ci può aiutare la massima di Josè de las Heras, coordinatore del programma “Maturità vitale” di Ceoma, la Confederazione Spagnola delle Organizzazioni degli Anziani. “ Smettere di lavorare – spiega – non vuol dire smettere di realizzare attività. Uno va in pensione dal lavoro non dalla vita”

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