A che età si diventa anziani?

A che età si diventa anziani?

Nonostante tradizionalmente il compimento dei 65 anni sia tradizionalmente accettato in termini lavorativi e pensionistici come soglia di anzianità si è oramai concordi sul fatto che sia sempre più complesso stabilire una soglia d’età a partire dalla quale si è considerati “vecchi “o “anziani.” L’invecchiamento di una persona è ascritto al ciclo della vita come fase dinamica e non statica, al pari della fase infantile, adolescenziale, giovanile e adulta e, così come non esiste un limite di età per considerarsi giovani o adulti, così è per la persona che invecchia.

L’invecchiamento può iniziare e concludersi in diversi modi a seconda delle condizioni personali, sociali, economiche, lavorative, in relazione all’ambiente di vita in cui una persona vive, alla sua cultura e, soprattutto, in relazione alla storia della propria salute e del proprio stile di vita.

È evidente che molte persone di 65 anni di età di oggi hanno poco in comune sotto diversi punti di vista (stato fisico principalmente)  a che vedere con le stesse di decenni passati. Si potrebbe pensare che gli attuali 65-70 anni sono come 55-60 anni delle generazioni precedenti (Antonio Abellàn – Popolazione ricercatore del dipartimento CSIC e direttore del portale web spagnolo, Invecchiamento in Rete).

Joseph, 88, Les Espaces d'Abraxas, Noisy-le-Grand, 2014 ©Laurent Kronental - Souvenir d'un Futur
Joseph, 88, Les Espaces d’Abraxas, Noisy-le-Grand, 2014 – ©Laurent Kronental – Souvenir d’un Futur

Il dibattito sulla necessità di ridefinire il concetto di anziano o almeno l’età di esordio della vecchiaia si va quindi orientando verso concetti differenti, tutti comunque collegati alla speranza di vita residua e non unicamente all’età anagrafica. Per quanto sia difficile calcolare l’aspettativa di vita residua ad ogni età, gli studi epidemiologici, statistici e assicurativi stanno lavorando alacremente per spostare molto più in la dei 65 anni l’età in cui considerare anziana una persona e, persino, non considerare una età-soglia univoca, ma una soglia variabile e dinamica. La proposta di Antonio Abellàn, ad esempio, consiste nel considerare una persona anziana 15 anni prima della morte, utilizzando come riferimento le tavola di mortalità (strumento per l’analisi statistica della mortalità).

L’aspettativa di vita alla nascita, oggi considerata a 85 anni, è ancora un elemento di riferimento per gli statistici quando propongono l’innalzamento del nuovo limite di età per la vecchiaia, ma ciò è condizionato dai diversi tipi di società in quanto i progressi sociali, economici e di salute influiscono in maniera peculiare sulle condizioni di vita delle persone con l’avanzare dell’età. Alcuni ragionamenti infatti possono essere validi per le società così dette “sviluppate” non possono essere applicati in maniera analoga per le società “in via di sviluppo”.

Una recente ricerca internazionale citata da Fabio Colombo in un post di LE NIUS (23 settembre 2014) ha individuato diversi modelli di invecchiamento in Europa. La ricerca citata è effettuata dal Gruppo SHARE (Indagine su Salute, Invecchiamento e Pensioni in Europa ) che dispone di un database multidisciplinare e transnazionale di micro dati sulla salute, status socio-economico e le reti sociali e familiari di circa 110.000 individui (più di 220.000 interviste) di 20 Paesi europei.

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L’approccio multidisciplinare del database di SHARE fornisce un quadro completo del processo di invecchiamento definendolo nei suoi aspetti dinamici e complessi al punto che SHARE ormai rappresenta un modello per diversi studi di invecchiamento riconosciuto valido in tutto il mondo e in armonia con gli studi sulla salute e la pensione degli Stati Uniti (HRS) e con l’inglese Longitudinal Study of Ageing (ELSA)

Come si rileva da SHARE i dati raccolti includono variabili di salute (stato di salute percepito, funzionalità fisica, funzionalità cognitiva, comportamenti a rischio salute, utilizzo di strutture mediche, variabili psicologiche (salute psicologica, benessere, livello di soddisfazione), variabili economiche (occupazione, caratteristiche del lavoro, opportunità di lavoro dopo l’età del pensionamento, fonti e composizione del reddito, ricchezza e consumo, beni immobili, istruzione) e variabili di interazione sociale (assistenza all’interno della famiglia, trasferimenti di beni e denaro, relazioni sociali, attività di volontariato).

I cinque modelli di invecchiamento citati da Fabio Colombo fanno riferimento a diverse tappe, individuate dalla letteratura di riferimento individua in: uscita dal mercato del lavoro, uscita dell’ultimo figlio da casa, nascita del primo nipote, perdita del coniuge, peggioramento delle condizioni di salute.

  1. Invecchiamento prolungato: durata media di oltre 20 anni del processo di invecchiamento, a causa soprattutto della ritardata morte del coniuge. Paesi coinvolti: Svezia, Paesi Bassi, Svizzera.
  2. Invecchiamento medio-lungo: durata lunga soprattutto per un avvio precoce del processo. Paesi: Danimarca, Germania, Estonia.
  3. Invecchiamento intermedio: durata inferiore ai 20 anni con tappe scandite regolarmente, tipico di Francia e Belgio.
  4. Invecchiamento breve: le tappe si susseguono velocemente e il peggioramento delle condizioni di salute avviene prima che in altri contesti. Paesi: Austria, Repubblica Ceca, Polonia.
  5. Invecchiamento posticipato: il processo inizia tardi e le tappe si svolgono con irregolarità, tipico di Italia, Spagna, Grecia.

+info:

http://www.lavanguardia.com/vida/20160122/301581140044/edad-viejo.html?platform=hootsuite

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