Hotel “A”: il non ricovero per l’Alzheimer

Nel pieno centro di Gallarate (VA) sorge “Hotel A”, sigla di Hotel Alzheimer. Il progetto, nato da una iniziativa della Fondazione Il Melo-Luigi Figini, si colloca all’interno di una strategia che punta a dare risposte concrete alla crescente domanda di soluzioni di cura innovative e più flessibili per persone anziane affette da diverse forme di demenza.

Abbiamo rivolto ai responsabili dell’hotel A qualche domanda per approfondire tutti alcuni aspetti di questa interessante iniziativa.  

1. In cosa consiste il progetto Hotel Alzheimer?

 “Hotel A” nasce nel 2013 proponendosi come una residenzialità protetta intermedia destinata a portatori di sindromi dementigene con esigenze di supporto relazionale e assistenziale continuativo, ambiente e relazionalità ad alto contenuto protesico , con condizioni cliniche a medio-bassa intensità sanitaria.

La location si colloca in tre dei cinque piani di uno storico e prestigioso Hotel cittadino del centro storico di Gallarate dove sono state ricavati 32 posti letto in 18 camere, tra singole e doppie, nonché un grande spazio open che ospita un giardino d’inverno Alzheimer per il wandering e l’animazione in continuità con un’ampia zona living con cucina a vista per le attività della vita quotidiana, la preparazione e la consumazione dei pasti.

Il Modello “Cantou”: La Vita Quotidiana Come Terapia

Il riferimento culturale del modello assistenziale è caratterizzato dall’approccio proprio della relazionalità protesica, mentre le attività quotidiane fanno riferimento al modello francese del Cantou, le micro-comunità che ripropongono convivenze terapeutiche fondate sui ritmi della vita domestica e le gestualità quotidiane della convivenza familiare.

Gli operatori, presenti 24/24 presso la residenza sono OSS e assistenti familiari integrati da animatore relazionale e motorio, supervisionati da geriatra, psicopedagogista, infermiera professionale e tutor con ventennale esperienza di nucleo Alzheimer in RSA, mentre le professionalità sanitarie fanno riferimento al territorio (MAP, ADI, continuità assistenziale).

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2. Quali sono le caratteristiche fondamentali necessarie per poter realizzare lo stesso progetto in altri contesti?

Presso “Hotel A” sono stati attivati due sotto-progetti sperimentali:

Banca delle risorse: alle famiglie è offerta la possibilità di detrarre dalla retta una quota pari al costo reale dell’operatore professionale sostituito per ogni ora di volontariato resa alla comunità in mansioni di supporto, pulizie o affiancamento in ruoli non professionali integrati programmaticamente nel planning operativo.

Progetto insieme: per favorire la continuità affettiva del rapporto di coppia, Hotel A offre la possibilità al coniuge care-giver di condividere la camera ad un costo scontato pari ad un terzo della retta, garantendo al compagno di vita l’opportunità di continuare a condividere il percorso di malattia alleggerito delle incombenze assistenziali e fruendo di quegli spazi di libertà personale che la vita civile che un hotel del centro può offrire.

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3. Quali sono state le difficoltà che state incontrando nella sua realizzazione?

Hotel A non fruisce di contribuiti regionali ed ospita al prezzo attuale del mercato locale (75 euro/die) pazienti con morbo di Alzheimer altrimenti ospitati in nucleo protetto di RSA accreditato, con un “risparmio” istituzionale di ventimila euro / anno per ospite.Al fine di contenere il costo-utente e ammortizzare le oscillazioni di saturazione, sin dalla sua nascita Hotel A, che ha formalmente finito lo start-up dopo 18 mesi, ha cercato di inserirsi tra le unità d’offerta previste dalle misure di Regione Lombardia nell’ambito della residenzialità leggera prima con la DGR 856/13 e poi con la 2942/14.

Purtroppo, principalmente per la mancanza di requisiti strutturali, ma non solo, l’accesso a tale misure non è stato possibile rendendo la comunità una realtà privata e totalmente autonoma sotto il profilo gestionale-finanziario. Per tale ragione Hotel A richiede un elevata percentuale media di saturazione al fine di assicurare la sostenibilità economica.

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4. Avete avviato delle relazioni con l’amministrazione pubblica o altri soggetti privati? Di che tipo?

Hotel A è un progetto sociale sperimentale autorizzato con delibera della giunta comunale. La peculiarità del progetto è la convivenza di due realtà, quella alberghiera tradizionale dell’Hotel ospitante e quella socio-assistenziale di Hotel A, dove l’Hotel ospitante ad oggi continua la propria attività senza frammistioni tra le utenze (i piani ad uso di Hotel A sono compartimenti con sistemi a codice per garantire la sicurezza degli Ospiti).

Il progetto ha destato molta curiosità e interesse nelle istituzioni ricevendo consenso a livello informale dai dirigenti di Regione Lombardia e permettendo di avviare un percorso con l’ASL di Varese.

Quest’ultima, seppur apprezzando l’iniziativa e mostrandosi collaborante, tuttavia non ha ritenuto dover rilasciare alcun documento autorizzativo decidendo invece di recepire agli atti la delibera comunale di sperimentazione. Tale scelta è stata motivata dalla difficoltà di collocamento di Hotel A tra le unità d’offerta previste dalle varie DGR essendo, di fatto, un progetto ibrido e per certi versi unico nel suo genere.

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5. Che risultati state ottenendo attraverso il vostro progetto?

Hotel A non si pone come soluzione concorrente alle RSA, semmai il progetto nasce con un’idea precisa di continuità assistenziale dove l’Hotel si inserisce come unità d’offerta alternativa alle tradizionali residenze per anziani senza sovrapporsi o sostituirsi ad esse, ma interfacciandosi e, dove possibile, creare con le stesse una rete sinergica.

Nel prossimo futuro Hotel A entrerà a far parte di un contesto progettuale più ampio e articolato, ma la sua esperienza ha permesso di avviare altri progetti nell’ambito della residenzialità assistita per persone anziane aprendo nel territorio una strada importante per l’innovazione nel sociale.

+info

http://www.hotelalzheimer.it

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