I sessantenni del Secolo XXI

C’è una generazione che ha deciso di non invecchiare e ha tolto dal suo vocabolario la parola “sessuagenario” considerandola troppo “vetusta”, non accettabile, semplicemente perché nei suoi piani attuali non ha previsto di “invecchiare”, almeno nel senso tradizionale del termine. E’ una frangia di popolazione che, se osserviamo con attenzione, circola soprattutto nelle città e negli ambienti sociali con una certa sicurezza e goliardia tramandata dagli anni trascorsi in attività e impegni civili e non pensa minimamente di “ritirarsi in pensione”, ma anzi sembra proporsi con una nuova immagine nella società civile. Si tratta di una vera novità demografica, già apparsa come novità generazionale, fin dal momento della sua “adolescenza”, nei primi anni sessanta, quando cercava di  uscire dalla prigionia di un corpo infantile troppo stretto e goffo per un bambino cresciuto , come venivano considerati ancora in quegli anni. Erano gli anni della conquista dell’identità degli ”adolescenti”, non più bambini e non ancora  adulti, ma consapevoli di “essere” e di “esistere nel mondo, in contrapposizione agli adulti e ai vecchi, dominatori della società. Sono loro che hanno inventato l’adolescenza e la sua rivoluzione esistenziale, bambini cresciuti che non sapevano cosa fare, dove mettersi, come vestirsi, dove posizionarsi nella famiglia e nella scuola,  insomma quasi… “RIBELLI SENZA CAUSA”. Questi inventori dell’adolescenza ribelle negli anni successivi hanno inventato la gioventù ribelle dando ruolo a questa fascia di età fino ad allora sconosciuta nel mondo delle decisioni e delle attenzioni civili: solo esistevano i bambini da coccolare e assistere in quanto indifesi, i vecchi da ascoltare per la loro saggezza e gli adulti cui ubbidire per dovere di figli o…per altro. Furono gli anni del “diritto allo studio” e del “diritto al lavoro”, insomma del “diritto ad esistere” della gioventù  fino ad allora senza ruolo sociale. Era il ‘68.

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E’ questo nuovo gruppo di persone che oggi ruota intorno ai sessant’anni ad aver determinato tutto questo. Potremmo dire che da metà del secolo XX e fino alla fine dello stesso, si é ragionevolmente costruito una vita di soddisfazioni; si tratta di uomini e donne soddisfatte della vita, uomini e donne indipendenti, che mai hanno accettato  di essere comandati, che lavorano da molto tempo e che hanno contribuito a dare senso e significato dignitoso al lavoro e al diritto ad averlo: e forse per questo non hanno nessuna intenzione di abbandonarlo davvero. Questo gruppo di persone ha trovato da molto tempo l’attività lavorativa che più gradiva, che gli ha permesso di realizzarsi e forse anche di guadagnare per sé e per la propria famiglia e deve essere per questo che si sentono pieni di vita e molti non vogliono “andare in pensione”, come ritiro dalla vita attiva. Dentro questo universo di persone in piena salute fisica, psichica e sociale, curiose, positive, attive e propositive, le donne sessantenni hanno un ruolo speciale. La donna che oggi ruota intorno ai sessantanni ha potuto sopravvivere con dignità al pericolo della sbornia che poteva consegnarle il femminismo, in un momento particolare della sua gioventù, durante la quale i cambiamenti furono epocali, e potè fermasi a riflettere che cosa voleva realmente. Alcune sono andate  a vivere da sole, altre hanno studiato per la loro carriera, altre ancora hanno scelto di essere mamme per i loro figli e mogli per i loro mariti, alcune hanno affrontato ruoli sociali fino ad allora solo maschili: tutte,  e ciascuna in maniera singolare, hanno espresso, manifestato e realizzato la propria volontà. Le persone intorno ai sessanta non si sono assestate passivamente sulle loro conquiste storiche sociali e lavorative e non si sono fermate nel tempo: maneggiano il computer come se l’avessero sempre avuto, usano la tecnologia come se sempre fosse stata di loro utilizzo, non disdegnano di condividere le novità del web con colleghi/e giovani  e condividono con normalità assoluta l’ambiente dei social  con i loro figli e spesso nipoti. Hanno dimenticato il loro primo orologio da polso e il telefono con fili conquistati alla povertà dei loro genitori, usano gli smartphon, comunicano in ambiente Apple, vivono con le mail  come strumento quotidiano, esprimono nella rete  le loro idee moderne, inseriscono le loro foto, condividono esperienze e scherzi. Consultano i motori di ricerca, leggono i giornali online, organizzano viaggi e tempo libero e guardano video su YouTube. Non solo: tra le attività sempre più cliccate dai sessantenni spunta l’home banking. In generale queste persone di sessant’anni sono soddisfatte della loro condizione  civile e sociale e, se non lo sono, non si adeguano ma cercano di cambiarla.

Senza titolo3Le persone di sessant’anni ammirano la giovinezza e le sue forme superlative, spesso quasi insolenti di bellezza moderna, ma non si sentono in ritirata. Competono in altro modo e forma coltivando il loro proprio stile di sicurezza acquisita e di maturità conquistate. Non invidiano le prestanze, quasi eccessive,  dei giovani atleti moderni, le apparenze dei giovani astri nascenti dello spettacolo o di quelli anche meno giovani che riluccicano in abiti di Armani o altro stilista e tanto meno sognano di essere una vedette o star internazionale: hanno altro che li sostiene nei valori su cui hanno costruito la loro vita fin dall’adolescenza e gioventù. In cambio di tutto ciò sanno quale importanza possa avere uno sguardo complice, una frase intelligente, un sorriso illuminato dalla propria esperienza: sanno cos’è la vita vera. Oggi le persone di sessant’anni, com’è loro abitudine, si stanno allenando per una età che ancora non ha un nome: certamente non “vecchio pensionato”.

Forse invecchiamento attivo? Mah !… è ancora presto per dirlo!

Prima, a sessant’anni si era vecchi o della terza età ma oggi non lo sono, o almeno non si sentono di quest’età, perché sono pieni di vita fisica e intellettiva, ricordano la gioventù ma non ne hanno nostalgia, perché la stessa gioventù è piena di cadute e nostalgie e loro lo sanno per questo affermano…vamos adelante ! (andiamo avanti!) con consapevolezza. Le persone di sessant’anni di oggi ammirano il sole ogni mattina e sorridono alla giornata in ogni suo minuto, e si alzano al mattino per agguantare il sostegno quotidiano della giornata che arriva e trascorre, come hanno sempre fatto fin da giovani. Sarà per qualche ragione segreta, che solo loro conoscono e sanno, ma le persone di sessant’anni, vivono così la loro età nuovanon più giovani, non ancora anziani.  

Liberamente tratto da: Anselmo Leòn, “Los sesentones del siglo XXI “ in “los mayores primero”

 

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