Dal “PRODOTTO INTERNO LORDO” (PIL) alla “FELICITÀ INTERNA LORDA” (FIL)

Robert Kennedy, IL 18 marzo 1968, tenne il seguente discorso alla Kansas University: Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari»  E ancora lo stesso Robet Kennedy : Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta

 Questo discorso, pronunciato più di quarant’anni fa, poneva forti dubbi sulla capacità del PIL di esprimere il benessere di una collettività in un Paese. Troppe variabili lo mettono in discussione: vediamo perché. Wikipedia definisce il PIL (in inglese Gross Domestic Product o GDP), come “il valore totale dei beni e servizi prodotti in un Paese da parte di operatori economici residenti e non residenti nel corso di un anno, e destinati al consumo dell’acquirente finale, agli investimenti privati e pubblici, alle esportazioni nette (esportazioni totali meno importazioni totali)”. Evidentemente non viene conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi di beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi. Le componenti classiche del PIL, rappresentate dalla produzione totale di beni e servizi dell’economia, dal valore totale della spesa fatta dalle famiglie per i consumi e dalle imprese per gli investimenti e dalla somma dei redditi dei lavoratori e dei profitti delle imprese, portano chiaramente ad una visione della società fondata prevalentemente sul consumo, sul profitto, sul mercato in generale e, proprio per questa sua limitatezza, il PIL  non tiene conto delle transazioni sociali pur presenti a titolo gratuito in ambito familiare, quelle del  volontariato e di tutto il no-profit di cui è ricca una società moderna e soprattutto quella italiana.

Sempre su Wikipedia troviamo: “il PIL tratta tutte le transazioni come positive, cosicché entrano a farne parte, ad esempio, i danni provocati dai crimini (riciclaggio di denaro), dall’inquinamento, dalle catastrofi naturali. In questo modo il PIL non fa distinzione tra le attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono: persino morire, con i servizi connessi ai funerali, fa crescere il PIL”. Per questo altri indicatori che devono misurare il progresso di una nazione sono allo studio da tempo a seguito di evidenti osservazioni sul disagio e le sperequazioni diffuse nelle società evolute occidentali e a reddito elevato. Tra i numerosi indici di benessere o di crescita alternativi al PIL sono pproposti: ’Indicatore di Progresso Reale (Genuine Progress Indicator- GPI), che cerca di misurare l’aumento della qualità della vita, l’Indice di Sviluppo Umano (HDI-Human Development Index) utilizzato dall’ Organizzazione delle Nazioni Unite a partire dal 1993 per valutare la qualità della vita nei paesi membri, l’Indice di Sotenibilità Economica ( Index of Sustainable Economic Welfare), il  (SWB), vale a dire la percezione che gli individui hanno della propria vita e del grado di soddisfazione che provano per essa. Il SWB, diminuisce,  come negli USA e stenta a crescere, come in Giappone, nonostante il reddito pro-capite tenda a crescere, cosituendo per gli economisti un paradosso, il “paradosso della felicità” in quanto gli economisti sono abituati a pensare al reddito come ad un buon indicatore di benessere.

In questo momento di crisi finanziaria internazionale è alla ribalta il Bhutan, piccolo Stato asiatico himalayano, fra il Tibet e l’India, che da tempo (1972) ha adottato un differente indice per misurare il suo sviluppo, sostituendo il PIL con  un indicatore nazionale che misura lo stato di benessere dei suoi abitanti e delle comunità, chiamato, in analogia al  PIL, Felicità Interna Lorda (PIL), in inglese Gross National Happiness (GNH). L’indice della Felicità interna lorda si basa su quattro pilastri fondamentali, ripresi dal buddhismo ma applicabili a qualsiasi società: sviluppo sociale sostenibile, sostenibilità ambientale, promozione culturale e buon governo. I criteri presi in considerazione sono:la qualità dell’aria, la salute dei cittadini, l’istruzione, la ricchezza dei rapporti sociali. Nonostante questo paese sia ritenuto uno dei più poveri dell’Asia, con un PIL pro capite di 2.088 dollari (2010), occupando gli ultimi posti della classifica mondiale, secondo un sondaggio, è anche la nazione più felice del continente e ottava nel mondo (Wikipedia).

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L’esperienza del Bhutan stimola da anni la discussione sulla possibilità di un modello di sviluppo alternativo per le nazioni. Il Centro di studi per il Bhutan ha suddiviso le quattro aree di azione in 72 indicatori di benessere, prima di tutto psico-fisico, fra i quali spiccano l’utilizzo del tempo, la salute dei cittadini, la varietà culturale e la sua resilienza, ovvero la capacità di adattarsi ai cambiamenti della società. Il giovane re del Bhutan (incoronato a 28 anni, nel 2008) ha isitituito il Fondo fiduciario per la sanità del Bhutan (Bhutan Health Trust Fund, BHTF), un’organizzazione che persegue il benessere fisico e spirituale del popolo del Bhutan in un contesto ambientale sicuro e senza pericoli. Nel 9º Piano quinquennale il governo ha destinato il 25% del bilancio nazionale al settore sociale (quota che include un 10% destinato alla sanità), e per assicurare la massima accessibilità ha cercato di sviluppare l’infrastruttura di assistenza sanitaria primaria. Questa raggiunge quasi tutti i villaggi attraverso una rete di 29 ospedali (uno per distretto), 172 Unità sanitarie di base (BHUs) con 440 ambulatori. I servizi sanitari di base coprono ora circa il 90% della popolazione. Il fondo fiduciario dovrebbe garantire il finanziamento dei bisogni primari e la disponibilità di materiali mancanti come i vaccini, i farmaci essenziali, le siringhe e gli aghi e genererebbe una rendita sufficiente per affrontare i costi di queste componenti critiche del servizio sanitario del Bhutan. Attualmente il costo dei vaccini e dei farmaci è pari al 50% della spesa sanitaria. La mentalità alla base delle scelte considera che la crescita economica è vista non come un fine ma come un mezzo per rafforzare le capacità fisiche ed intellettuali dei cittadini per metterli in grado di forgiare il proprio destino. Questo approccio è stato definito dal Re come il perseguimento della Felicità Nazionale Lorda (Wikipedia).

Senza titolo3Il FIL, nuovo indicatore non serve a misurare la felicità, ma ad indicare che il benessere è più importante dei consumi, anche se un problema attanaglia il FIL del Bhutan in quanto si basa su una serie di valutazioni soggettive e sui valori morali, peraltro benvenuti in un sistema di valutazioni obiettive sullo sviluppo di una società. Un limite che ha portato a non poche critiche allo stesso governo del Bhutan che, coerente con i propri interessi, ha espulso circa 100.000 cittadini di origine nepalese sostenendo che non sono dei “veri” bhutanesi. Ciò avrebbe avuto un effetto negativo sul PIL, ma non sulla Felicità Interna Lorda (Wikipedia). E’ il prezzo che la popolazione bhutanese deve pagare per il suo benessere. L’applicazione degli indicatori alla base del Gnh è infatti piuttosto soggettiva, e il Governo di Thimphu, negli anni, ne ha approfittato per affermare il primato dell’etnia bhotia, (gruppo principale e più potente politicamente, buddista ,che professa il dzongkha come religione e lingua ufficiali),  sulla seconda etnia del paese, quella dei lhotsampa (induisti di origine nepalese, che si stabilirono nelle regioni meridionali del Bhutan alla fine del XIX secolo e ottennero lo status di cittadini nel 1958). Negli anni Novanta quasi 100 mila bhutanesi di origine nepalese classificati, secondo una legge nazionale   appunto come “non veri bhutanesi”, ripiegarono verso i campi profughi del Nepal e la situazione oggi non è migliorata. Questo testimonia che la Felicità Interna Lorda del Bhutan è costruita solo per gli appartenenti all’entnia bothia, l’etnia al potere, basandosi su un pericoloso quanto controverso concetto di conservazione del patrimonio culturale. Se il Pil deve essere messo in discussione come non indicativo del reale benessere di una società, forse anche il concetto di Felicità Interna Lorda andrebbe rivisto, evitando di far coincidere la prosperità di una parte della popolazione con la discriminazione delle minoranze ( Martina Greco in “Wake Up News” 30.marzo 2013” )

Senza titolo4Diverse iniziative internazionali e nazionali fanno riferimento comnque a questi concetti a partire da alcune Organizzazioni Internazionali di Cooperazione (ONG ) che sostengono questi indicatori di progresso economico alternativi sia in Europa che nel mondo. Una Conferenza Internazionale sulla Felicità Interna Lorda si è tenuta nel giugno 2005 in Nuova Scozia (Canada), un evento a cui i buddhisti Shambhala hanno attribuito un significato speciale. In Italia è l’Associazione Culturale Isola Etica  organizza nove giornate dedicate alla FIL, con il FIL Festival, che si tiene a fine luglio nelle piazze principali dei borghi di Poggio e Marciana Marina all’Isola d’Elba. La Giornata Internazionale della felicità si celebra in tutto il mondo il 20 marzo di ciascun anno. È stata istitutita dall’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) il 28 giugno 2012. La risoluzione A/RES/66/281 dell’Assemblea dell’ONU, stabilisce: « L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è un scopo fondamentale dlel’umanità, […] riconscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica […] »

Senza titolo5Il primo Studio sul Tasso di Felicità commissionato dalle Nazioni Unite (World Happiness Report), (http://issuu.com/earthinstitute/docs/world-happiness-report ), partendo dalla cosiderazione che la felicità degli abitanti di un Paese è un fattore essenziale per valutare l’efficacia delle politiche sociali ed economiche sulla qualità della vita, analizza i dati di quattro diversi studi (il Gallup World Poll, la World Values Survey, la European Values Survey e la European Social Survey) che hanno rivolto a campioni di abitanti di ogni nazione del mondo più o meno tutti la stessa domanda: “Considerando i vari aspetti della tua vita in questo periodo, qual è il tuo globale livello di soddisfazione?” 

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Questo Studio posiziona l’Italia al 28° posto nella classifica mondiale dei paesi più felici del mondo, dopo l’Inghilterra, la Spagna e la Francia, e mette ai primi posti, Danimarca, Finlandia, Norvegia e Olanda. Gli Stati Uniti si posizionano all’undicesimo posto e in coda molti Stati Africani con ultimi posti in classifica per Togo, Benin, Sierra Leone e Burundi. Lo studio  evidenia che alla base della felicità delle persone contano di più: la libertà politica, le reti sociali e l’assenza di corruzione e in misura minore la ricchezza materiale annunciando che la felicità dei popoli, raggiunto un livello essenziale di benessere, dipende dalla sostenibilità delle scelte dei governi e da politiche che favoriscano l’inclusione sociale, lo spirito comunitario, la salute, l’educazione più che la crescita del Pil. ( Natalia Radicchio, in Wake Up News” 30.marzo 2013”). L’economista olandese Ruut Veehoven, dell’Università Erasmus di Rotterdam, lavora da anni a raccogliere in una banca dati mondiale i risultati di  ricerche sulla felicità che rielabora insieme con ulteriori dati di economia, sondaggi e altri ancora per ricombinarli in indicatori che misurano la gioia e il benessere, aggiornando costantemente un  Database Mondiale della Felicità http://worlddatabaseofhappiness.eur.nl/) i cui  dati comparabili finora disponibili riguardano 146 paesi:  nella classifica generale della felicità l’Italia è al 40°posto, la Francia al 44°, gli USA al 20°.

Secondo Ruut Veehoven la felicità conta alla stessa misura di “quanto dura” e al riguardo fornisce anche la classifica degli anni di vita felice, ottenuta moltiplicando il livello di felicità per gli anni di aspettativa di vita: questi anni felici in Italia sarebbero di 54, in Francia di 52 e negli Stati Uniti di 58. La felicità media, altro indicatore elaborato, non sarebbe uguale per tutti e registrerebbe differenze all’interno di un Paese,  tra le  singole popolazioni: l’Olanda è segnalata come il paese dove la felicità è più equamente distribuita, gli Stati Uniti sono al 26° posto, l’italia si psiziona al 32° posto e la Francia al 74. Se l’indicatore livello di “felicità” è combinato con la sua distribuzione, ne può derivare una indicatore di ineguaglianza sociali e  la Danimarca e il Costaricca sono i paesi che meglio combinano i due livelli di i felicità. Non ultimo, ma interessante argomento trattato dal Prof. Ruut Veehoven riguarda il rapporto tra felicità e salute:  felicità influirebbe sulla salute aumentando la speranza di vita alla stregua del fumo: le persone felici vivrebbero più a lungo, anche questo tema può essere interessante perché utile a trovare ulteriori stimoli per promuovere un invecchiamento attivo  “felice” in Europa.

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+ info:

1. The Centre for Bhutan Studies — Gross National Happiness
2.
Wikipedia
3. Luigino Bruni e Pierluigi Porta (a cura) — Felicità ed Economia — ed. Guerini, Milano 2004
4.  Luigino Bruni, Economia e felicità. Una nuova scienza?, XXI Secolo (2009), Istituto dell’Enciclopedia italiana Treccani
5. World Happiness Report
http://www.earth.columbia.edu/sitefiles/file/Sachs%20Writing/2012/World%20Happiness%20Report.pdf
http://issuu.com/earthinstitute/docs/world-happiness-report
6. Databse Mondiale della Felicità

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