Condividere una nuova immagine dell’anziano

Una società, la nostra, quanto mai condizionata dai mezzi di informazione, sensibile alla proposte del mercato e orientata al consumo, appare quanto mai “distratta” e in difficoltà nel cogliere, nella sua interezza, il significato del processo di invecchiamento progressivo che la va caratterizzando. La visione generale dell’invecchiamento sembra essere, infatti, ancora legata ai canoni proposti dai contesti sanitari e sociali: curare, evitare peggioramenti di salute, assistere, consolare, accompagnare, sembrano essere le uniche azioni che è possibile associare al concetto di invecchiamento, come se l’ultima fase della vita debba essere caratterizzata esclusivamente da inesorabili avvenimenti negativi.

Ma è quanto mai certo che gli anziani oggigiorno sono spesso sani e in qualche modo ancora belli, sono persone che ancora si innamorano, viaggiano, fanno cure estetiche e sport (Mirabile, 2011) e che reclamano un nuovo ruolo sociale in linea con le proprie possibilità fisiche e sociali, in relazione alla comunità in cui vivono e alle relazioni che intraprendono, in tutta l’Europa. Questa richiesta di una nuova immagine dell’anziano, però, attende ancora una consapevolezza generale e una condivisione sociale che, per certi versi, nemmeno l’istituzione dell’Anno Europeo dell’Invecchiamento Attivo e della Solidarietà tra le Generazioni del 2012 è stato sufficiente a divulgare.

È quanto mai necessario avviare un processo di decodifica dell’immagine tradizionale dell’anziano, la cui figura è ancora legata a schemi obsoleti e contraddetti dalla realtà dei fatti. Si tratta di abbandonare lo stereotipo dell’anziano non autosufficiente e inattivo, affetto da demenza o da disturbi cognitivi, in fase di decadimento psicofisico e di decadenza, in un’immagine reale di anziano attivo che prosegue il suo percorso di vita. 

Tom-Hussey-SeamstressPer far questo è necessario avviare un processo di promozione e divulgazione in tutti i campi e settori della vita comunitaria e istituzionale al fine di acquisire una maggiore consapevolezza sociale  in relazione alle seguenti osservazioni:

  • L’anziano è una persona attiva in quanto, mantenendo una vita autonoma per un lungo periodo di tempo, è capace di autodeterminarsi come una “persona normale” mantenendo  la sua identità, anche nel processo del suo invecchiamento. L’anziano di oggi è capace di adattarsi ai cambiamenti con grande flessibilità, accogliere  nuove opportunità di vita, perseguire  i propri interessi e condurre una vita attiva sia in termini di attività fisica costante, sia con la  partecipazione in ruoli di responsabilità in diversi settori della vita sociale (attività socio culturali, di volontariato attivo, spirituali), economica (conduzione di aziende e partecipazione alle decisioni) e istituzionale. Si tratta di fuggire dal dualismo: pensionamento uguale estromissione dal mondo produttivo inteso, quest’ultimo, come ambiente nel quale generare  ancora valore con la persona che invecchia.
  • La persona anziana è una risorsa per l’economia e la società.  Tra le diverse forme di “essere risorsa” per l’anziano evidenziamo quelle legate alla formazione e ai processi di comunicazione che lo vedono attivo in ruoli di insegnamento nei confronti dei più giovani (trasferimento di conoscenze su tradizioni e competenze legate al passato), ma anche in ruoli di discente che apprende sul versante delle nuove tecnologie comunicative. L’anziano si ritiene, ed è, risorsa quando attorno alle sue attività di svago e di tempo libero si organizzano attività imprenditoriali funzionali a soddisfare i relativi bisogni (silver economy). Essere “risorsa” per l’anziano significa non solo acquisire consapevolezza della propria interiorità ma, soprattutto, sentirla riconosciuta e valorizzata da parte della società.
  • La persona anziana promuove la sua salute nei suoi aspetti fisici, psicologici, sociali e ambientali. Per l’anziano la salute è soprattutto questione di equità e rispetto delle differenze nel processo dell’invecchiamento. La stessa vulnerabilità dell’anziano presenta peculiarità differenti nelle singole persone e richiede interventi personalizzati di autocura. Si tratta di avviare una decodifica assistenziale a partire dal presupposto che la vecchiaia non è un’infermità.
  • L’anziano è una persona che riesce a stare al passo con le innovazioni tecnologiche, capace di condivisione nelle reti sociali e che  si adatta facilmente contro ogni pregiudizio diffuso. Per questo si appresta ad essere uno dei maggiori  frequentatori dei social network oltre che uno dei maggiori clienti del social media market. Non si dimentichi che l’anziano usa la  tecnologia per alcune necessità personali correlate al mantenimento del proprio benessere psico-fisico e per lo sviluppo della  propria autonomia (dispositivi per ampliamento della memoria, per la comunicazione facilitata, per i movimenti e per la teleassistenza).
  • L’anziano non è una persona  sedentaria, si sposta e viaggia per conoscere e apprendere ancora da altri popoli e ambienti di vita  confrontandosi con diversi  usi e costumi dei popoli e scambiando esperienze con persone diverse. Il settore economico del turismo d’argento è ben consapevole di questo fenomeno.

 In sintesi, possiamo affermare che l’anziano è segno dei tempi e non succube del tempo. La sua cultura, la sua preparazione ed esperienza condizionano lo sviluppo delle società di cui è protagonista richiamando attorno a sé le attenzioni dei media, dei politici e dell’intera società civile. Considerate le complessità e diversità delle persona in relazione ai diversi contesti, si può tranquillamente  affermare che l’anziano di oggi è ben lontano dall’essere una persona “immobile”, staticamente ancorato ai suoi schemi di vita e tradizioni, conservatrice e un po’ demodé, ma è una persona che si adatta benissimo ai cambiamenti sociali se gliene si dà la opportunità.

Foto di Tom Hussey

+INFO
Le foto utilizzate in questo articolo fanno parte del progetto REFLECTIONS di Tom Hussey
http://www.tomhussey.com/#/SERIES%20%20/Reflections/2


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